Critica d’Arte

Figli della terra e del cielo stellato

Eremiti, stiliti, anacoreti, mistici di tutte le razze, di
tutte le fedi, si isolavano dal mondo, riducevano la
materia e le sue dipendenze, il cibo, le vesti, rifugi e
onori, per liberare lo spirito, spezzare vincoli e catene,
cercare dialoghi ininterrotti ed infiniti con “ l’alto”, con
l’essenza, con gli abissi degli universi.
Barbara Reale non nell’isolamento dalla materia, ma
nella sublimazione della stessa, nella materia
pittorica, percorre sentieri simili. Non cerca risposte,
non pone domande, ma penetra nei suoni, negli
accordi, nelle risonanze di sfere celesti, perché, come
Platone, crede che le regole della natura risiedano in
un “mondo delle idee”, e, con pennelli e colori, si
avventura nell a fusione con l’armonia universale. Per
questo le opere di Barbara, più che guardarle si
devono penetrare, appaiono cangianti, elusive,
scandite da scadenze religiose, che attengono al “
sacro”. Figure complesse, quasi liquide, pronte a
sciogliersi, a disfarsi, come tessere di un mosaico in
attesa della ricomposizione in un disegno finale.
“ Tutto ciò che non è immediato è nullo” disse una
volta Cioran (citato nella “ La follie Baudelaire” da
Roberto Calasso), ma è metafora che si appiccica ai
quadri di Barbara come il muschio alla roccia. Lavori
d’istinto, di getto, tracciati con urgenza, quasi
disperazione, per la paura di perdere quella
sensazione, quel fruscio di celeste, di etereo, che

sostiene la missione di trasmettere il bello come
promessa di felicità.
Non bisogna però credere che l’immediatezza,
l’istinto, il gesto, siano prodotto di improvvisazione.
Niente è figlio del vuoto. In Barbara ci sono pieni, c’è
sostanza, frutto di ricerche ed esplorazioni nei testi
mistici, esoterici, cabalistici. Partita dall’antroposofia di
Steiner, da letture e riletture della Bibbia, del Talmud,
della Cabalah, da meditazioni e riflessioni sull’ascesi,
è impegnata in un’avventura continua nel territorio
dello spirito. Il suo obbiettivo, con le sue opere, è di
ricreare superfici luminose, aperte, pulsanti, vibranti di
luce mistica, che provengono dalle sue vicende di vita
e dal respiro della natura. “ Quando dipingo un quadro
non voglio sapere cosa sto facendo, un quadro
dovrebbe essere creato con il sentimento e non con la
ragione” diceva Hans Hofman. Barbara è tutta
sentimento ed è per questo che le sue opere cercano
di evadere dallo spazio a loro imposto dalle cornici.
Fuggono verso l’alto, o si contorcono in vortici
improvvisi, come pulsazioni di stelle primigenie
inseguendo armonici accordi di strumenti invisibili. Mi
sembrano presenze di confine, sentinelle di mondi,
liquide perchè non appartengono più al concreto
materiale, ma, contemporaneamente, reali perchè
ancora vincolate alle percezioni naturali, ai quattro
elementi , i quattro “archè” che, per “l’eleatismo” di
Empedocle, sono le radici dell’esistente e generatrici
delle forze vitali dell’universo. Emblematici, in questa
poetica pittorica sono alcuni suoi lavori come “

Riflessi” per l’elemento acqua, “ Fuoco” come fuoco,
“ Nature elements” terra e “ Genesi” aria.
Si avvertono anche, come in “ Alisia figlia dei fiori”,
suggestioni chagalliane nella fuga dalla gravità, ad
occupare spazi aerei, ad usare, a volte, una tavolozza
complessa con toni tenui, tenuti in sottogradazione,
ed altre volte con colori forti, ma non impastati o
materici, per sfuggire alla prigione delle masse
corporee, dunque sciolti, dati con urgenza e, a volte,
violenza. Sono tonalità che s’intrecciano in evoluzioni
e danze frenetiche o si posano e si
distendono in attesa del prossimo movimento, della
prossima fuga nello spazio. Momenti di sospensione
preziosa, attimi in cui Barbara prende fiato e recupera
forze per tuffarsi in un’ altra avventura, in un’ altra
dimensione, nel canto delle stelle e dei cieli, perché
anche Barbara come l’imperatore Adriano, nelle “
Memorie” di Marguerite Yourcenar, si sente “
responsabile della bellezza del mondo”.
Massimo Olivetti – Critico d’arte

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